L’annuncio di Cesare Parodi: il magistrato avrebbe lasciato la guida dell’Associazione nazionale magistrati per motivi personali.
Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). L’uomo ha comunicato al Comitato direttivo centrale pochi minuti prima delle 15, orario che ha anche visto chiudersi le urne per il Referendum sulla Giustizia, la decisione in vista della riunione già fissata per il 28 marzo.

Cesare Parodi: le dimissioni da Anm
Ha annunciato le proprie dimissioni Cesare Parodi. L’uomo si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Parodi ha comunicato al Comitato direttivo centrale pochi minuti prima delle 15 la decisione in vista della riunione già fissata per il 28 marzo. Secondo quanto riferito, la scelta di annunciare pochi minuti prima delle 15 le sue dimissioni da presidente, a quanto si apprende, sarebbe legata alla volontà di non collegare questa decisione all’esito del referendum, qualunque esso sia. Alla base della sua comunicazione ci sarebbero motivi personali legati, probabilmente, alla condizione di salute di un componente della sua famiglia.
L’annuncio e il motivo
Parodi ha comunicato al Comitato direttivo centrale, pochi minuti prima delle 15, la propria decisione in vista della riunione già fissata per il 28 marzo. L’uomo si è quindi dimesso dalla propria carica e ha spiegato: “Mi dimetto sabato per gravi ragioni familiari”. In merito alla possibilità che tale decisione possa essere in qualche modo dovuta all’esito, in un senso o in un altro, del Referendum Giustizia: “Assolutamente no”, si è limitato a replicare il magistrato.
Il magistrato, quando fu eletto alla presidenza di Anm, si ritrovò al timone quasi a sua insaputa ma riuscì nel tempo a mantenere l’unità dell’Anm e far valere le ragioni dei magistrati nel dibattito sulla riforma. Il primo appuntamento a cui prese parte fu lo sciopero del 27 febbraio 2025, già proclamato dalla precedente dirigenza. In quella occasione, come ha ricordato anche il Corriere, Parodi comparve in primo piano tra i colleghi schierati con la coccarda tricolore sulla toga e la Costituzione in mano, sulla scalinata della Corte di cassazione a Roma.